

Vita e Formazione
Il 15 settembre 1904, tra le mura del Castello di Racconigi, veniva alla luce Umberto Nicola Tomaso Giovanni Maria, l’unico erede maschio destinato al trono d’Italia. Figlio di Re Vittorio Emanuele III e della Regina Elena, la sua infanzia fu subito forgiata da un’educazione di spartana severità, imprescindibile per un futuro Sovrano costituzionale. Il suo percorso fu tracciato fin dai banchi del ginnasio e proseguì senza esitazioni all’Accademia Militare di Roma (1918-1921), una marcia rapida e inesorabile che lo portò precocemente ai gradi di generale
Fidanzamento e Matrimonio
Nel 1929 si fidanzò con la principessa Maria José del Belgio, figlia di Alberto I. Il matrimonio, svoltosi nel 1930 nella storica Cappella Paolina del Quirinale, unì due importanti Case Reali europee. L’unione fu coronata dalla nascita di quattro eredi: Maria Pia, Vittorio Emanuele, Maria Gabriella e Maria Beatrice.
Rapporti con il Fascismo
I rapporti di Umberto con il fascismo furono difficili e ambigui. Benito Mussolini non nutriva simpatia per l’Erede al Trono. Nonostante l’antipatia reciproca, Umberto fu costretto ad adeguarsi all’atteggiamento della Corona, che ufficialmente accettò i vari provvedimenti fascisti per evitare una guerra civile o l’annullamento della Monarchia in caso di vittoria dell’Asse.
Nel 1928, una legge sul Gran Consiglio che interferiva con la successione al Trono e, successivamente, l’investitura di Mussolini a Primo Maresciallo dell’Impero nel 1938, parigrado con il Re, furono visti come colpi mortali alle prerogative sovrane.
Mussolini, che mirava a disfarsi della Monarchia, escluse Umberto da effettivi comandi militari e azioni di guerra. Umberto sviluppò un antifascismo silenzioso e ragionato, dovuto anche alla disapprovazione per le leggi razziali (anche il padre, Re Vittorio Emanuele III, si oppose intimamente).
L’Epoca della Luogotenenza e il Regno Breve
Nel 1940, all’entrata in guerra, il Re evitò di coinvolgere il figlio nelle sue decisioni, non volendo comprometterlo, pur sapendo che la Monarchia rischiava di essere abolita in caso di sconfitta.
Il Gran Consiglio del Fascismo sfiduciò Mussolini il 24 luglio 1943. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 e lo spostamento della Famiglia Reale e del Governo a Brindisi, Umberto fu determinante nel ristabilire un rapporto di collaborazione con gli Alleati e nel riorganizzare l’esercito al Sud.
Il 12 aprile 1944, Re Vittorio Emanuele III nomina Umberto Luogotenente Generale del Regno, carica che assunse con la liberazione di Roma (4 giugno 1944).
L’Ultimo Re d’Italia e vita in esilio.
Il 10 maggio 1946, Umberto succedette al padre, Vittorio Emanuele III, che aveva abdicato. Nella giornata del 2 giugno, Re Umberto II andò a votare. Tuttavia, i risultati fraudolenti del referendum istituzionale del 2 giugno 1946 decretarono la fine della monarchia. Pochi giorni dopo, il 13 giugno lasciò l’Italia per l’esilio a Cascais, in Portogallo, sebbene in seguito sia stato condannato a un ingiusto esilio nel 1947.
Umberto II non tornò mai in Italia poiché la nuova Costituzione, vietò l’ingresso e il soggiorno nel territorio nazionale agli ex sovrani, alle loro consorti e ai loro discendenti maschi, ma lo spirito del Sovrano non si spense: accolse gli italiani e mantenne il suo cuore rivolto alla Patria ricevette spesso la visita di italiani, accogliendoli e offrendo loro conforto. Dopo una lunga malattia, morì a Ginevra, in una clinica in cui era stato trasferito pochi giorni prima da Londra, il 18 marzo 1983 alle 15:45. Al momento del decesso, un’infermiera entrò nella stanza, si accorse delle sue condizioni e gli tenne la mano negli ultimi istanti di vita, mentre Umberto mormorava la parola “Italia”. I funerali si tennero nell’Abbazia di Altacomba e, per sua volontà, le sue spoglie vennero sepolte lì, accanto alla tomba di Re Carlo Felice.
ii