MONARCHIA SABAUDA

A sostegno della Causa Monarchica e della Real Casa di Savoia

03/02/2024 – 03/02/2026 In Ricordo di S.A.R. Vittorio Emanuele di Savoia

Il 3 febbraio 2026 segna un momento di profonda raccoglimento: nel secondo anniversario della sua salita al Cielo, ricordiamo con immutato affetto e profonda devozione S.A.R. il Principe Vittorio Emanuele di Savoia, Duca di Savoia e Principe di Napoli. Per Grazia di Dio, egli è stato il custode fiero e il Capo della Real Casa, portando con nobiltà d’animo il peso di una storia millenaria che ha forgiato il destino dell’Italia.

La sua figura rimarrà per sempre impressa nella memoria come quella di un Principe che, nonostante le tempeste della storia e il lungo distacco forzato dalla sua amata terra, non ha mai smesso di sentirsi figlio d’Italia. Con la sua scomparsa, abbiamo perduto un simbolo di resilienza e di amore per le radici; un uomo che ha saputo onorare il suo lignaggio con la signorilità di chi sa che il vero titolo di nobiltà risiede nel cuore.

Oggi, la continuità della Corona e della Tradizione vive in suo figlio, S.A.R. il Principe Emanuele Filiberto, che gli è succeduto come Capo della Casa. A lui spetta il compito di guidare il cammino della stirpe sabauda verso il futuro, nel segno del retaggio glorioso lasciato dal padre.

UNA PICCOLA PREGHIERA NEL PERPETUO RICORDO DEL CAPO DELLA CASA , S.A.R. VITTORIO EMANUELE DI SAVOIA

“Riposi nella pace del Signore Vostra Altezza Reale, e la Sua luce interceda dall’Alto sulla Real Casa di Savoia e su coloro che ne custodiscono la memoria.” AMEN.

Memoria e Responsabilità: Il Messaggio di Casa Savoia nel Giorno della Memoria

In un clima di profondo raccoglimento, mentre le istituzioni e i cittadini di tutto il mondo si fermano per onorare le vittime della Shoah, giunge una riflessione densa di significato da parte del Capo di Casa Savoia, S.A.R. il Principe Emanuele Filiberto, Duca di Savoia, dove ha anche ricordato la Principessa Mafalda di Savoia, morta a Buchenwald nel 1944.

Messaggio tratto dal Sito Ufficiale Fb di Sua Altezza Reale Emanuele Filiberto

Nuova nomina da parte del Principe Emanuele Filiberto di Savoia

In data 2 febbraio 2026 , S.Em.za Rev.ma il Cardinale François-Xavier Bustillo, O.F.M. Conv., è stato nominato ed ha accettato l’alto incarico di Cardinale Patrono e Gran Priore degli Ordini Dinastici della Real Casa di Savoia.

Gli Ordini Dinastici della Real Casa hanno diramato il seguente comunicato :

Leggi il Comunicato:

E’ con particolare gioia che desideriamo comunicarVi che Sua Eminenza Rev​erendissima il Cardinale François-Xavier Bustillo, O.F.M. Conv.,Vescovo della Diocesi di Ajaccio, ha accettato di assumere l’alto incarico di Cardinale Patrono e Gran Priore degli Ordini Dinastici della Real Casa di Savoia.

Figura di eminente spessore spirituale e pastorale, Sua Eminenza Reverendissima il Cardinale Bustillo appartiene all’Ordine dei Frati Minori Conventuali, nel cui carisma francescano ha maturato uno stile di servizio fondato sulla semplicità evangelica, sulla fraternità e su una profonda attenzione alla dimensione umana e spirituale della persona. Il Suo ministero si è distinto per la capacità di coniugare fedeltà alla Tradizione della Chiesa e apertura al dialogo con il mondo contemporaneo, sempre nella luce del Vangelo.

La Sua presenza quale guida spirituale e riferimento morale rappresenta per Casa Savoia motivo di onore e di rinnovato slancio nel perseguire gli ideali di fede, carità e testimonianza cristiana che da sempre ne ispirano il cammino.

Nel dare il più cordiale benvenuto a Sua Eminenza Reverendissima il Cardinale François-Xavier Bustillo, si invitano tutte le Dame e i Cavalieri ad accompagnare questo nuovo capitolo con la preghiera, la leale collaborazione e il rinnovato impegno al servizio del bene comune.

S.Em. Card. François-Xavier Bustillo (O.F.M. Conv.)

Con Sua Altezza Reale il Principe Emanuele Filiberto (Foto del Cav. Gr. Uff. Alessandro Santini)

👑 Firenze, L’Eredità e il Futuro: La Consulta dei Senatori del Regno si riunisce a Palazzo Borghese

S.A.R Emanuele Filiberto e il Cav. Gr. Cr. Dott. Giovanni Duvina (Foto tratta dal Profilo Ufficiale FB del Principe Emanuele Filiberto)

Firenze, 17 novembre 2025 – La storica città di Firenze, già capitale del Regno d’Italia, è stata ancora una volta il palcoscenico di un evento di rilievo per la memoria e la tradizione monarchica: l’assemblea annuale della Consulta dei Senatori del Regno. L’evento, svoltosi il 14 e 15 novembre, ha avuto luogo nella magnifica e sontuosa cornice di Palazzo Borghese


La prima giornata, venerdì 14 novembre, è stata dedicata all’elezione del nuovo Presidente della Consulta. Il testimone è passato, in un momento di forte emozione e continuità, al Cav. Gr. Cr. Dott. Giovanni Duvina, figlio dello storico e compianto Presidente, il Cav. Gr. Cr. Prof. Pierluigi Duvina, venuto a mancare il 26 luglio scorso proprio a Firenze.

L’elezione di Giovanni Duvina è stata accolta con unanime plauso, riconoscendo non solo il suo impegno personale, ma anche l’eredità di dedizione e lealtà lasciata dal padre. Il Prof. Pierluigi Duvina è stato, per anni, un faro e un pilastro per la Consulta, e il passaggio di consegne al figlio assicura che lo spirito e i valori della Consulta continueranno a essere custoditi con la massima cura.

La sera di sabato 15 novembre con la tradizionale Serata di Gala a Palazzo Borghese, momento di convivialità, beneficenza e alta rappresentanza. Alla presenza di Sua Altezza Reale il Principe Emanuele Filiberto di Savoia, l’evento è stato l’occasione per sottolineare l’importanza della Consulta come custode della memoria storica e dei valori della Real Casa.

Nel suo atteso discorso, il Principe Emanuele Filiberto ha voluto riservare un gesto di particolare significato. Ha infatti annunciato la nomina della Principessa Vittoria Romanov a Membro Onorario della Consulta dei Senatori del Regno.

Questa nomina, che unisce idealmente l’illustre casato sabaudo con la storica dinastia russa, rafforza i legami internazionali e onora una figura che si è distinta per il suo impegno e la sua vicinanza ai valori promossi dalla Consulta.

Cav. Gr. Cr. Giovanni Duvina, S.A.I. George e S.A.S. Vittoria Romanov e S.A.R. Emanuele Filiberto di Savoia (Foto del Cav. Gr. Uff. Alessandro Santini)

Il programma del secondo giorno, sabato 15 novembre, si è aperto con un solenne momento spirituale. La Santa Messa degli Ordini Dinastici e della Consulta dei Senatori è stata celebrata nella splendida e suggestiva Chiesa dei Santi Michele e Gaetano. Questo gioiello del Barocco fiorentino ha fornito una cornice magnifica per il raccoglimento e la preghiera, onorando la tradizione religiosa che da sempre accompagna le attività delle Case Reali e delle istituzioni a esse collegate. La partecipazione alla Messa ha sottolineato il profondo legame tra fede, storia e lealtà dinastica.

La due giorni di Firenze si è conclusa con il successo atteso, tracciando la rotta per il futuro della Consulta sotto la guida del nuovo Presidente il Cav. Gr. Cr. Dott. Giovanni Duvina e riaffermando il suo ruolo centrale nella valorizzazione della storia e dell’eredità monarchica in Italia.

Discorso di S.A.R. Emanuele Filiberto al gala della Consulta dei senatori del Regno.

La Casa Reale di Savoia Rende Onore: Omaggio di S.A.R. Emanuele Filiberto alla Regina Madre Thailandese

Martedì 4 novembre 2025 – Un gesto di profondo rispetto e di legame tra le Dinastie Reali ha segnato la giornata, riaffermando la presenza e la dignità della Real Casa di Savoia sullo scenario internazionale.

Sua Altezza Reale il Principe Emanuele Filiberto di Savoia, erede delle gloriose tradizioni che hanno unito l’Italia, ha compiuto un solenne e sentito omaggio alla defunta Regina Madre della Thailandia. La cerimonia si è svolta nella maestosa cornice della Sala del Trono a Palazzo Reale, luogo simbolo della sovranità e della continuità istituzionale thailandese.

Questo atto non è stato solo un dovere di cortesia, ma una chiara testimonianza del ruolo che i Principi di Savoia continuano a ricoprire, mantenendo vivi i rapporti internazionali e onorando le figure di Stato.

A sottolineare l’importanza e l’ufficialità dell’evento, era presente anche l’Ambasciatore d’Italia, Sua Eccellenza Dott. Paolo Dionisi. La sua partecipazione affianco a S.A.R. il Principe Emanuele Filiberto ribadisce, seppur in un contesto formale di cordoglio, il riconoscimento implicito del prestigio e della funzione che la Dinastia sabauda detiene.

L’omaggio del Principe Emanuele Filiberto non è solo un tributo alla memoria di una figura regale, ma un simbolo tangibile della persistente autorità morale e del valore storico della Casa Savoia, che continua a rappresentare con onore l’Italia nel mondo.


Commento della Redazione: Gesti come questo dimostrano che il Sangue Reale è tutt’altro che un ricordo del passato. L’impegno e la presenza di S.A.R. il Principe Emanuele Filiberto all’estero sono motivo di orgoglio nazionale e riaffermano la speranza che le più alte Istituzioni tradizionali tornino ad essere un faro per il nostro Paese. Viva il Re!

4 NOVEMBRE: FESTA DELLA VITTORIA

Il 4 novembre in Italia si celebra la Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, una ricorrenza che commemora la fine della Prima Guerra Mondiale e il completamento del processo di unificazione del Paese.

Oggi l’Italia rende omaggio a un evento fondamentale della sua storia, avvenuto esattamente 107 anni fa.

Il 4 novembre 1918, con la firma dell’armistizio di Villa Giusti, si pose fine alla Prima Guerra Mondiale. Questa data non solo segnò la vittoria dell’Italia sull’Impero Austro-Ungarico, culminando l’epico sforzo bellico con decisive battaglie come quelle del Grappa e del Piave, ma fu anche il momento in cui l’Unità Nazionale fu pienamente realizzata con il ritorno di Trento e Trieste alla Patria. La giornata è dedicata a celebrare i militari che combatterono e caddero per la Nazione, e in particolare il Milite Ignoto, il cui corpo, sepolto all’Altare della Patria dal 1921, simboleggia tutti i caduti non identificati.

Istituita come festa nazionale a tutti gli effetti nel 1922, la ricorrenza perse il suo status di giorno festivo lavorativo nel 1977 per ragioni di produttività, diventando una “festività soppressa”.

Oggi il Principe Emanuele Filiberto di Savoia ha espresso un piccolo messaggio, sottolineando l’importanza di questa data per la memoria e l’identità italiana.

“Il 4 novembre ricorda la Vittoria del 1918, che segnò il compimento dell’Unità d’Italia.

Onoriamo i caduti di tutte le guerre e rendiamo omaggio al valore e al sacrificio di chi ha servito la Patria sotto il segno dell’onore e del dovere.

La memoria di quegli uomini e di quelle donne ci ispiri ancora oggi a costruire un’Italia unita, giusta e solidale.

Viva l’Italia, Viva le Forze Armate”

In conclusione, non c’è modo migliore per onorare questa Giornata che rievocare il momento storico in cui la notizia della fine della guerra fu data alla Nazione, 107 anni fa, leggendo e ascoltando le parole ufficiali del Bollettino della Vittoria, firmato dal Generale Armando Diaz:

Il Bollettino della Vittoria (4 Novembre 1918, ore 12)

«Comando Supremo, 4 novembre 1918, ore 12;
La guerra contro l’Austria-Ungheria che, sotto l’alta guida di S.M. il Re, duce supremo, l’Esercito Italiano, inferiore per numero e per mezzi, iniziò il 24 maggio 1915 e con fede incrollabile e tenace valore condusse ininterrotta ed asprissima per 41 mesi, è vinta. La gigantesca battaglia ingaggiata il 24 dello scorso ottobre ed alla quale prendevano parte cinquantuno divisioni italiane, tre britanniche, due francesi, una cecoslovacca ed un reggimento americano, contro settantatré divisioni austroungariche, è finita. La fulminea e arditissima avanzata del XXIX Corpo d’Armata su Trento, sbarrando le vie della ritirata alle armate nemiche del Trentino, travolte ad occidente dalle truppe della VII armata e ad oriente da quelle della I, VI e IV, ha determinato ieri lo sfacelo totale della fronte avversaria. Dal Brenta al Torre l’irresistibile slancio della XII, della VIII, della X armata e delle divisioni di cavalleria, ricaccia sempre più indietro il nemico fuggente. Nella pianura, S.A.R. il Duca d’Aosta avanza rapidamente alla testa della sua invitta III armata, anelante di ritornare sulle posizioni da essa già vittoriosamente conquistate, che mai aveva perdute. L’Esercito Austro-Ungarico è annientato: esso ha subito perdite gravissime nell’accanita resistenza dei primi giorni e nell’inseguimento ha perduto quantità ingentissime di materiale di ogni sorta e pressoché per intero i suoi magazzini e i depositi. Ha lasciato finora nelle nostre mani circa trecentomila prigionieri con interi stati maggiori e non meno di cinquemila cannoni. I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli che avevano discese con orgogliosa sicurezza.»

Bollettino della Vittoria letto dal Principe Vittorio Emanuele di Savoia

S.A.R. Emanuele Filiberto di Savoia ha risposto alla recente intervista di S.A.R. Aimone di Savoia-Aosta

Ieri, 2 novembre, l’attenzione si è concentrata sulle dichiarazioni di S.A.R. Aimone di Savoia-Aosta. Intervistato, il Duca d’Aosta ha espresso un giudizio piuttosto netto sul cugino, Aimone:

“Emanuele Filiberto ha una conoscenza della storia distorta, ho cercato di spiegarglielo ma ho sprecato tempo. Oggi in Italia c’è una Repubblica, e va rispettata.”

Queste parole hanno immediatamente innescato una reazione, culminata nella giornata odierna, 3 novembre 2025, con la diffusione di una replica ufficiale da parte di S.A.R. Emanuele Filiberto.


NOTA DI S.A.R. EMANUELE FILIBERTO DI SAVOIA
DUCA DI SAVOIA
PRINCIPE DI PIEMONTE
PRINCIPE DI VENEZIA
IN RISPOSTA ALL’INTERVISTA RILASCIATA DA S.A.R. AIMONE DI SAVOIA-AOSTA

GINEVRA – 3 NOVEMBRE 2025

Ho letto con attenzione le dichiarazioni del Principe Aimone, Duca d’Aosta.

Ritengo che rileggere e misurarsi con la propria storia familiare, anche quando significa riaprire delle ferite, sia salutare e doveroso per chi, come noi, è erede di una grande tradizione.

Io ho sempre cercato di farlo, sulle orme di mia Nonna, la Regina Maria José, che mi ha insegnato che difendere una memoria familiare non significa “adorarne le ceneri” – come usava dire – ma riaprirne le pagine per capire meglio, avendo il coraggio di guardare la storia in faccia.

Non mi dilungherò sulla complessità nell’esprimere un giudizio sull’opera di Re Vittorio Emanuele III: non sono uno storico, ma ho cercato di misurarmi con quell’eredità con obiettività e umiltà. Essedo stato il primo Savoia a rompere questo muro, penso che mi vada riconosciuto.

Vorrei solo ricordare al Principe Aimone che la posizione storica dei due Rami di Casa Savoia in quella fase storica è molto differente. Vittorio Emanuele III ebbe tutto il peso delle responsabilità costituzionali, mentre gli Aosta rappresentavano un ramo cadetto, con una maggiore libertà di azione.

Plasticamente, abbiamo vissuto entrambi il peso di tutto questo in prima persona. Io sono nato e cresciuto in esilio, Aimone è nato e cresciuto in Italia, potendo anche prestare il servizio militare, a me precluso.

Non starò certo a controbattere citando il diario di Ciano, la cui rilettura consiglierei ad Aimone, visto che mi attribuisce giudizi in realtà riferiti a quella fonte. Non finiremmo più e penso che tutto questo ben poco interessi agli italiani.

Attendo di leggere con vero interesse i diari del Principe Amedeo, Duca d’Aosta (1898-1942), la cui pubblicazione è stata più volte annunciata, ma sempre rinviata. Spero, anzi, potremo presentarli insieme in una circostanza pubblica e riprendere il filo di questo discorso: gli rivolgo questa proposta.

Non credo, infatti, che lavorare insieme per portare avanti la memoria di Casa Savoia sia “perdere del tempo” e mi dispiace molto che Aimone abbia detto questo.

La vera nobiltà, pur nell’evidente ma legittima diversità di opinioni sul nostro ruolo attuale, sta nel concentrarsi sul nostro dovere e non nell’adorare le ceneri della storia, per citare ancora mia Nonna.

Dobbiamo usare il nostro nome per promuovere valori che uniscono, non per viverne solo qualche privilegio nei ritagli di tempo.

Emanuele Filiberto

Tratta dal Profilo Ufficiale FB di S.A.R. Emanuele Filiberto

L’Addio del Re: Il Proclama di Umberto II (13 Giugno 1946)

Aeroporto di Ciampino – S.M. il Re Umberto II lascia l’Italia

Il testo che segue è il proclama ufficiale diramato da Umberto II di Savoia, l’ultimo Re d’Italia, nel giorno della sua partenza per l’esilio, il 13 giugno 1946.

Questo documento storico segna la fine della Monarchia sabauda dopo 85 anni di Regno d’Italia e il definitivo avvio dell’era repubblicana. In esso, il Re contesta aspramente l’operato del Governo, accusandolo di aver compiuto un “gesto rivoluzionario” per anticipare i risultati definitivi del Referendum del 2 giugno. Umberto II dichiara di lasciare la Patria per scongiurare il rischio di una guerra civile e un ulteriore spargimento di sangue, elevando la sua solenne protesta in nome della legalità violata.

Non dimentichiamo mai la frase che la Maestra Cristina disse alla sua morte nel film (e racconto) di Don Camillo: “Che democrazia! I re non si mandano via mai!”


PROCLAMA DEL 13 GIUGNO 1946

Italiani!

Nell’assumere la Luogotenenza Generale del Regno prima e la Corona poi, io dichiarai che mi sarei inchinato al voto del popolo, liberamente espresso, sulla forma istituzionale dello Stato. E uguale affermazione ho fatto subito dopo il 2 giugno, sicuro che tutti avrebbero atteso le decisioni della Corte Suprema di Cassazione, alla quale la legge ha affidato il controllo e la proclamazione dei risultati definitivi del referendum. Di fronte alla comunicazione di dati provvisori e parziali fatta dalla Corte Suprema; di fronte alla sua riserva di pronunciare entro il 18 giugno il giudizio sui reclami e di far conoscere il numero dei votanti e dei voti nulli; di fronte alla questione sollevata e non risoluta sul modo di calcolare la maggioranza, io ancora ieri, ho ripetuto che era mio diritto e dovere di Re attendere che la Corte di Cassazione facesse conoscere se la forma istituzionale repubblicana avesse raggiunto la maggioranza volu1ta. Improvvisamente questa notte, in spregio alle leggi e al potere indipendente e sovrano della magistratura, il governo ha compiuto un gesto rivoluzionario, assumendo, con atto 2unilaterale ed arbitrario, poteri che non gli spettano e mi ha posto nell’alternativa di provocare spargimento di sangue o di subire la violenza.

Italiani!

Mentre il Paese, da poco uscito da una tragica guerra, vede le sue frontiere minacciate e la sua stessa unità in pericolo, io credo mio dovere fare quanto sta ancora in me perché altro dolore ed altre lacrime siano risparmiate al popolo che ha già tanto sofferto. Confido che la Magistratura, le cui tradizioni di indipendenza e di libertà sono una delle glorie d’Italia, potrà dire la sua libera parola; ma non volendo opporre la forza al sopruso, né rendermi complice dell’illegalità che il Governo ha commesso, lascio il suolo del mio Paese, nella speranza di scongiurare agli Italiani nuovi lutti e nuovi dolori. Compiendo questo sacrificio nel supremo interesse della Patria, sento il dovere, come Italiano e come Re, di elevare la mia protesta contro la violenza che si è compiuta; protesta nel nome della Corona e di tutto il popolo, entro e fuori i confini, che aveva il diritto di vedere il suo destino deciso nel rispetto della legge e in modo che venisse dissipato ogni dubbio e ogni sospetto. A tutti coloro che ancora conservano fedeltà alla Monarchia, a tutti coloro il cui animo si ribella all’ingiustizia, io ricordo il mio esempio, e rivolgo l’esortazione a voler evitare l’acuirsi di dissensi che minaccerebbero l’unità del Paese, frutto della fede e del sacrificio dei nostri padri, e potrebbero rendere più gravi le condizioni del trattato di pace. Coll’animo colmo di dolore, ma con la serena coscienza di aver compiuto ogni sforzo per adempiere ai miei doveri, io lascio la mia terra. Si considerino sciolti dal giuramento di fedeltà al Re non da quello verso la Patria coloro che lo hanno prestato e che vi hanno tenuto fede attraverso tante durissime prove. Rivolgo il mio pensiero a quanti sono caduti nel nome d’Italia e il mio saluto a tutti gli Italiani. Qualunque sorte attenda il nostro Paese, esso potrà sempre contare su di me come sul più devoto dei suoi figli.3

Viva l’Italia!

Umberto

Roma, 13 giugno 1946

S.A.R. Emanuele Filiberto a Torre Annunziata per la Madonna della Neve

Torre Annunziata ha ospitato una giornata di particolare rilievo spirituale e istituzionale in occasione dei festeggiamenti in onore della Madonna della Neve. S.A.R. il Principe Emanuele Filiberto di Savoia ha partecipato all’evento, confermando il suo legame con il territorio. La solenne celebrazione eucaristica è stata presieduta da S.Em. il Cardinale Domenico Battaglia, Arcivescovo Metropolita di Napoli, che con la sua presenza ha arricchito la giornata di fede e devozione popolare.

Foto pubblicate del Profilo Ufficiale FB del Principe Emanuele Filiberto

La Marcia Reale d’Ordinanza (Marcia Reale)

La Marcia Reale d’Ordinanza (spesso chiamata semplicemente “Marcia Reale”) rappresenta un capitolo fondamentale nella storia musicale e politica italiana. Composta da Giuseppe Gabetti (Torino, 1796 – La Morra, 1862), questa marcia non fu solo una composizione militare, ma divenne l’Inno Nazionale del Regno d’Italia dal 1861 fino al 1946.

Il Compositore e l’Origine

Giuseppe Gabetti, talentuoso violinista e direttore d’orchestra, nonché Capo Musica del Primo Reggimento Savoia, compose la marcia nel 1831 (secondo alcune fonti, 1834) su incarico di Carlo Alberto di Savoia, allora Re di Sardegna. Gabetti presentò due marce al Sovrano, che scelse quella che sarebbe diventata la Marcia Reale, destinata ad accompagnare ogni uscita pubblica della Famiglia Reale.

L’Inno di una Nazione

Quando nel 1861 si proclamò il Regno d’Italia, la Marcia Reale fu naturalmente adottata come inno del nuovo stato unitario. Le sue note solenni e squillanti, pur essendo nate come una semplice marcia di parata, incarnarono l’unità e la dinastia sabauda per quasi un secolo.

Sebbene la composizione non abbia mai avuto un testo ufficiale universalmente riconosciuto dal governo, diversi poeti nel tempo scrissero versi da adattare alla melodia. I versi più noti, spesso eseguiti in occasioni solenni, celebravano la figura del Re e la gloria della Nazione:

  • “Evviva il Re! Evviva il Re! Evviva il Re!”
  • “Chinate, oh reggimenti, le Bandiere al nostro Re. / La gloria e la fortuna dell’Italia con Lui è.”

Dalla Monarchia alla Repubblica

La Marcia Reale ha scandito i momenti cruciali della storia italiana, dalle guerre risorgimentali ai grandi eventi del Regno, fino alla caduta della Monarchia. Con la nascita della Repubblica Italiana nel 1946, l’inno fu sostituito provvisoriamente da Il Canto degli Italiani di Goffredo Mameli (noto come “Inno di Mameli”), scelta poi confermata ufficialmente in via definitiva.

Oggi, la Marcia Reale d’Ordinanza di Giuseppe Gabetti rimane un importante reperto storico e musicale, un’eco potente dell’epoca monarchica e del Risorgimento italiano, e viene occasionalmente eseguita per rievocazioni storiche o come omaggio alla tradizione musicale del Paese.



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